Puntata n°01 del 2009/2010 – “Elisabetta II” con Roberto Herlitzka
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Intervista a cura di Orlando Manzi a Roberto Herlitzka in scena con lo spettacolo teatrale “Elisabetta II“.
Elisabetta II è uno degli ultimi dissacranti testi teatrali del geniale drammaturgo austriaco Thomas Bernhard, mai rappresentata in Italia. Al centro della storia un facoltoso misantropo, incattivito dagli eventi della vita, cinico e disilluso, Herrenstein, immobilizzato su una sedia a rotelle, dipende in tutto e per tutto da Richard, il suo silenziosissimo e accondiscendente cameriere.
Herrenstein, cui da voce uno strepitoso Roberto Herlitzka, compensa i suoi handicap, oltre ad essere infermo, è anche piuttosto anziano e debole di cuore, con un acre, ripetitivo e ossessionante eloquio contro tutto e tutti ai danni del fedele Richard che sopporta quotidianamente le feroci invettive del suo datore di lavoro. Come per la maggior parte delle opere di Bernhard anche questa piece, è giocata sull’esasperata e esasperante dialettica del protagonista cui fa da contraltare la quasi totale assenza di battute del personaggio spalla. Un silenzio, tuttavia mai assente, carico di significato, emozioni, asti e livori.
Herlitzka è un mostro di bravura e il suo Herrenstein, nonostante sia un insopportabile vecchio logorroico annoiato dalla vita e dalla gente sempre pronto a puntare il dito contro tutto e tutti, riesce persino ad essere ironico e a strappare non poche risate. Una recitazione elegante, raffinata, intensa, mai sopra le righe, perfetta di cui solo i fuori classe come Herlitzka sono capaci.
In scena accanto ad Herlitska: Gianluigi Pizzetti, Jiulio Solinas, Marisol Gabbrielli, Alessandra Celi, Mariella Fenoglio, Antonio Sarasso, Simone Faucci.

In breve, la trama: Ciò che effettivamente accade sulla scena è veramente poca cosa: Herrenstein attende. Per la precisione questo ricco industriale austriaco attende il nipote ed i suoi invitati in occasione del passaggio della Regina Elisabetta II sulla via. La vera trama qui non è intessuta dalle azioni ma dalle parole dell’industriale che conducono l’attenzione dello spettatore. Solo in quest’ultimo luogo si sedimentano tutti i contenuti e le forme del genio di Thomas Bernhardt: un’ironia trasgressiva e dissacrante articola il discorrere di un vecchio inacidito dall’età avanzata, attraverso universi dominati da aspettative di morte, foschie,sporcizia e grigiore.
Tuttavia non è del tutto vero che proprio nulla accade. Un espediente teatrale recide di colpo e brutalmente il fiume di parole inquinato dell’espressionismo della sfilata degli invitati e conclude, come unico “accaduto” sorprendente l’esistenza dell’opera.